Elezioni italiane 2022: dibattito tra i partiti italiani tra Draghi e Mattarella per la Presidenza della Repubblica | Internazionale

Il voto per l’elezione del Presidente della Repubblica italiana ha mostrato al suo sesto scrutinio il meglio e il peggio della politica italiana. Venerdì 28 gennaio c’è stato tradimento all’interno dei partiti ed enorme irresponsabilità istituzionale, che ha danneggiato l’immagine di importanti funzionari come la presidente del Senato, Elisabetta Casellati, che Salvini ha egoisticamente gettato nel fuoco di un voto che non ha voluto. Attributo. Ma anche, come quasi sempre accade, è possibile tenere aperta la porta della trattativa all’estremo, che ha permesso di immagazzinare mobili in un momento molto difficile per l’Italia. Anche se significa tornare da dove è iniziato il processo e svelare una tessera: chiedere a Sergio Mattarella di tornare in carica, scegliere il presidente del Consiglio, Mario Draghi, oppure scegliere il capo dei servizi segreti, Elisabetta Belloni.

La reiterazione dell’attuale capo dello Stato a capo della carica, sostenuto ieri da una votazione massiccia (336 voti) in cui il diritto all’astensione, sarebbe un salvatore per tutti. Questa è l’unica carta che ti permette di azzerare il contatore. Niente sarà troppo rasato e la decisione sarà quindi ritardata di almeno due anni. Sarà allora che ci sarà un nuovo Esecutivo, dopo le elezioni legislative, fissate per il 2023. E lo stesso Draghi, con pochi colpi, potrebbe avere ancora una volta la possibilità di ricoprire quella posizione. I dintorni di Mattarella hanno fatto sapere negli ultimi tempi che non ha intenzione di ripetere e che non ha contatti con il gioco. Ma ha ammesso anche in un’altra occasione che se la situazione in Italia è critica, non ha altra scelta che accettare. Almeno, come ha fatto il suo predecessore Giorgio Napolitano, fino alle prossime elezioni legislative e il Parlamento è in grado di creare una maggioranza più chiara.

Un’altra opzione, con una produzione molto più complicata, è Draghi. L’attuale primo ministro non ha nascosto il suo interesse oggi a diventare il nuovo capo di stato. Ieri ha incontrato Matteo Salvini, leader della Lega, e ha parlato con altri dirigenti. La sua elezione, tuttavia, implica avere piani in atto per sostituirlo e formare un nuovo Esecutivo che manterrà il sindacato l’anno scorso per portare avanti le riforme di cui l’Italia ha bisogno e affrontare progetti per i quali il suo Paese riceverà più di 200.000 euro dall’Unione Europea. Il problema è che lo stesso Draghi sarà coinvolto in questo processo di rimodellamento ministeriale, stravolgendo alcune pagine della Costituzione e trasformando per poche ore l’Italia in una repubblica presidenziale.

Un’altra possibilità presa in considerazione ieri, seppur con profilo e peso molto più bassi, è l’ex presidente della Camera Pier Ferdinando Casini; e, soprattutto, l’attuale capo dei servizi segreti, Elisabetta Belloni. Quest’ultimo, diplomatico di grande esperienza e capace di generare ampi consensi, ieri sera era il favorito dell’estrema destra. La stessa Salvini, infatti, afferma di lavorare affinché la prescelta diventi una “donna”, senza riferirsi direttamente a lei.

Il voto del 28 gennaio (quinto) è stato drammatico per Salvini, che aveva proposto Casellati, presidente del Senato. La politica di Forza Italia è istituzionalmente gerarchica oltre che la figura di riferimento di entrambi gli Stati, cosa che suggerisco di non bruciare con le voci che ha perso prima. Ma Salvini ha insistito su idee divise (la sinistra non ha nemmeno votato) e i risultati che ha ottenuto, oltre a liquidare la candidatura, hanno indicato le lacune nella coalizione di centrodestra, che non è nemmeno riuscita a riunire Casellati (lui ha ottenuto 382 voti). di circa 450 parlamentari di Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega). Ciò significa che circa 70 dei suoi parlamentari – compresi quelli di Forza Italia, il suo stesso partito – non lo hanno nemmeno votato.

Non è la prima volta che Salvini sopravvaluta le sue capacità. Nell’agosto 2019, mojito alla mano in un bar sulla spiaggia, ha provocato una crisi di governo che lo ha privato di tutte le possibilità di diventare primo ministro e ha continuato all’interno dell’Esecutivo dove era vicepresidente. Ben più potente di così, ha cercato in questa elezione di Presidente della Repubblica di diventare un leader affidabile, unendo l’intera coalizione e affermandosi come l’unico responsabile assoluto del voto. Il problema era che riuscì solo a trasformare la Camera dei Deputati in una versione invernale di quel bar sulla spiaggia, chiamato Papeete, spaccando la coalizione e dando il comando al blocco progressista nelle fasi finali della votazione.

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Salvini è uscito vivo da questo gioco solo perché la sua festa non funzionava come la maggior parte e nessuno ora chiederebbe la sua testa. Ma una parte fondamentale della sua formazione, ovvero gli uomini d’affari del nord, volle Draghi fin dall’inizio al Quirinale, e il leader leghista ignorò il coro urgente. Ti addebiteranno. Anche gran parte delle file fratturate della coalizione di centrodestra, che sempre più riconosce in Giorgia Meloni, leader dei Fratelli d’Italia, l’unica capace di prendere decisioni politiche intelligenti.

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Zita Russo

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